Giovani e referendum giustizia, capitalizzare quell’energia

Referendum giustizia. Dal seggio alla piazza, dalla piazza al volontariato: come il Terzo settore può agganciare la Generazione Z. Il No vince con quasi il 54% dei voti. Ma dietro il risultato c’è una storia generazionale che la politica non può ignorare: i ragazzi under 35 hanno votato in massa, compatti e consapevoli. E il volontariato potrebbe capitalizzare quella energia. Il referendum sulla giustizia ha rivelato qualcosa che i dati non riuscivano a catturare: i giovani non sono apatici, sono in attesa di essere chiamati. Il volontariato organizzato ha ora una finestra di opportunità storica. Ma deve fare in fretta e, soprattutto, deve cambiare linguaggio.
Il punto attraversando la stampa nazionale generalista e quella di settore.

  

 

Il paradosso dei giovani e la partecipazione

C’è un paradosso apparente al centro della vita civica italiana degli ultimi anni. I Centri di Servizio per il Volontariato registrano una vitalità pronunciata nella partecipazione giovanile, anche se meno assidua e costante che in passato. Le forme di partecipazione sono più fluide, ma i giovani non si allontanano dall’impegno. Secondo Welfare Semplicemente lo vivono in modo diverso, secondo tempi e modalità che le organizzazioni tradizionali faticano a intercettare.

Il referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026 non solo ha reso questo paradosso visibile e misurabile ma resterà nella memoria civica italiana come il giorno in cui una generazione accusata di apatia ha ribaltato ogni previsione. Il referendum costituzionale si è concluso con una vittoria del No, attestatosi poco sotto il 54% dei voti, su un’affluenza complessiva che ha sfiorato il 59%. Sky TG24 Ma il dato che ha lasciato senza parole commentatori e partiti è un altro: la Generazione Z, dai 18 ai 28 anni, ha registrato il 67% di partecipazione al voto, e di questi il 58,5% ha scelto il No. Skuola Una generazione che nessuno stava contando davvero ha deciso di esserci. E ha orientato il risultato.
La generazione Y – i Millennials dai 29 ai 44 anni – ha invece fatto registrare il massimo livello di astensionismo: il 47,5%, quasi uno su due non si è presentato alle urne. Skuola Un dato preoccupante che racconta di una generazione che non è indifferente, ma convinta che il proprio voto non cambi nulla.

 

 

Perché i giovani hanno votato No – e lo hanno fatto davvero

Nessuno li stava contando davvero. Giovani tra i venti e i trent’anni, ragazze e ragazzi, sottorappresentati nei sondaggi e quasi certamente anche dalla politica, si sono presentati in massa ai seggi. Eppure, erano lì. E avevano le idee chiare.

Secondo il politologo Maggini dell’Università di Bologna, i giovani si mobilitano più facilmente contro chi è al potere. In un contesto in cui la riforma era percepita come un provvedimento voluto dall’esecutivo per colpire l’indipendenza della magistratura, questa spinta anti-establishment può aver contribuito in modo determinante all’esito. Il Fatto Quotidiano
Ma non si tratta solo di voto di protesta. I giovani hanno un approccio più valoriale e per temi, non ideologico e rigido come nelle generazioni precedenti. Vanno a votare se sanno di fare la differenza: e questo referendum, senza quorum, gliene ha data la prova concreta. Famiglia Cristiana

C’è poi un elemento che ha reso il voto ancora più identitario: la questione del voto fuorisede. Oltre 12.000 ragazze e ragazzi fuorisede si sono mobilitati per diventare rappresentanti di lista pur di votare, rivendicando un diritto che spesso la burocrazia nega. Il Fatto Quotidiano Un gesto che non era solo tecnico: era la voglia di esserci e di contare.

 

 

Zamagni: “Il popolo ha punito questo modo di operare”

A leggere il risultato con occhi da economista civile è Stefano Zamagni, professore all’Università di Bologna ed ex presidente dell’Agenzia per il Terzo Settore. Secondo Zamagni, la grande lezione del referendum è che la democrazia non è un gioco a somma zero dove vige la legge del più forte, ma un continuo lavorio per il bene comune. Chi ha proposto la riforma ha ignorato quella che lui chiama “comunanza etica”, decidendo di procedere forzatamente anziché cercare la più ampia convergenza parlamentare possibile. Il risultato è stato che il popolo ha punito questo modo di operare. Vita
Zamagni definisce il ricorso al referendum su una materia costituzionale così divisiva una forma di “violenza morale” verso i cittadini: questo referendum ha avuto, mutatis mutandis, la natura delle elezioni di midterm negli Stati Uniti — un giudizio sul governo più che un voto nel merito. Vita

Dopo la chiusura delle urne, da piazza Duomo a piazza Barberini, tra i sostenitori del No scesi in strada per festeggiare c’erano tanti giovani, appartenenti a diverse organizzazioni. Il Fatto Quotidiano Piazze piene, spontanee, trasversali.
Ed è proprio su quelle piazze che si concentra ora l’attenzione del mondo del Terzo settore. Il volontariato organizzato si interroga su come capitalizzare questa energia inattesa. Il referendum ha restituito un quadro di partecipazione attiva notevolmente più alta rispetto agli ultimi anni, evidenziando come l’elettorato non sia disinteressato, ma vada saputo mobilitare. Vita
La sfida è trasformare quella croce su una scheda in partecipazione duratura. Come ricorda il professor Bonanomi dell’Istituto Toniolo, dopo la pandemia la partecipazione politica ha molte sfaccettature: non è solo far parte di un partito o andare a votare, ma è parlarne, aderire alle campagne, far parte dell’associazionismo e del volontariato “di persona”. È una generazione che vuole sperimentare e vedere i risultati in tempi brevi. Famiglia Cristiana

La domanda che ora il Terzo Settore deve porsi è una sola: come trasformare quella presenza alle urne in presenza stabile nella comunità?

 

 

Il punto di convergenza: i valori, non le strutture

Il primo elemento di contatto tra il voto referendario dei giovani e il mondo del volontariato non è organizzativo, è valoriale. I giovani hanno un approccio più valoriale e per temi, non ideologico e rigido come nelle generazioni precedenti. Riconoscono che i partiti sono fondamentali per la democrazia, ma l’offerta politica italiana non li rappresenta né li coinvolge adeguatamente. Famiglia Cristiana

Questa caratteristica – l’adesione per valori e non per appartenenza – è esattamente il DNA del volontariato autentico. Chi fa volontariato non sceglie un’organizzazione perché è “di destra” o “di sinistra”: sceglie una causa, un tema, un bisogno concreto. È la stessa logica con cui i giovani hanno scelto di votare No: non per fedeltà partitica, ma per difendere qualcosa che sentivano proprio.
L’Osservatorio sul Volontariato 2025, promosso da AICCON Research Center in collaborazione con Forum Nazionale del Terzo Settore e CSVnet, individua tre direttrici fondamentali per il futuro del settore: flessibilità, riconoscimento e giovani. Si tratta di costruire una nuova alleanza con le generazioni più giovani, che già partecipano in modi nuovi e che rappresentano una delle energie più promettenti dell’agire gratuito. Forum Terzo Settore

 

 

I ponti da costruire: sette proposte concrete

  1. Intercettare il momento, non aspettare il prossimo. La finestra aperta dal referendum si chiude in fretta. I giovani hanno una partecipazione intensa ma selettiva e intermittente: vanno se capiscono che il voto può fare la differenza, altrimenti non vanno. Il Fatto Quotidiano Lo stesso vale per il volontariato: il momento dell’ingaggio è adesso, quando la fiamma è ancora accesa. Le organizzazioni devono uscire dalle sedi e andare dove sono i giovani – nelle piazze, nelle università, sui social – con proposte concrete e immediate.
  1. Volontariato come competenza riconosciuta, non solo come gesto. Un cambiamento normativo recente offre una leva potentissima. Il decreto interministeriale del 31 luglio 2025 – firmato dai Ministri del Lavoro, dell’Istruzione, dell’Università e della Pubblica Amministrazione – attua l’art. 19 del Codice del Terzo Settore e stabilisce come valorizzare, in ambito scolastico e lavorativo, ciò che si apprende nelle esperienze di volontariato, richiamando i quadri europei delle competenze digitali, personali e imprenditoriali. Moby Dick ETS Comunicare questo ai giovani significa parlare la loro lingua: il volontariato non è solo dono, è anche crescita professionale misurabile.
  1. Flessibilità strutturale: dal volontario “per sempre” al volontario “per progetti”. I giovani hanno traiettorie di vita e lavorative meno stabili e una maggiore difficoltà a dare un contributo costante e formalizzato. Le organizzazioni sono dunque chiamate a interrogarsi per capire come coinvolgere e mantenere al proprio interno giovani volontari secondo le modalità che sono per loro più accessibili e consone. Secondo Welfare Il modello del volontariato “a vita” non funziona per questa generazione. Occorre proporre impegni modulari, a tempo determinato, con obiettivi chiari e risultati verificabili in tempi brevi.
  1. Il Servizio Civile come porta d’ingresso privilegiata. L’indagine sul Servizio Civile Universale 2025 ha coinvolto oltre 41.000 operatori volontari: l’85% valuta positivamente l’esperienza e il 96% la consiglierebbe ad altri coetanei. Dipartimento per le Politiche Giovanili È uno strumento già rodato e con un tasso di soddisfazione altissimo. Le organizzazioni del Terzo settore dovrebbero investire di più nella progettazione di posizioni SCU che parlino ai temi cari ai giovani – giustizia sociale, ambiente, diritti digitali – trasformando il servizio civile in un vero vivaio di volontari consapevoli.
  1. Università e scuole come alleati strategici. Nell’ultimo anno, oltre 300 studenti dell’Università di Udine hanno svolto tirocini presso enti del Terzo settore, in una sinergia che coinvolge studenti di ogni area disciplinare, dimostrando come il volontariato possa intercettare trasversalmente tutti i campi del sapere. Nordestnews Il modello Università-Terzo settore va replicato e istituzionalizzato su scala nazionale, costruendo ponti stabili con ateneo e istituti superiori come luoghi naturali di reclutamento e formazione civica.
  1. Dare voce, non solo compiti. Il referendum ha dimostrato che i giovani vogliono essere protagonisti, non destinatari. Nel 2025 il progetto “Siete presente” ha sostenuto 98 progetti che hanno sperimentato percorsi concreti di accoglienza, partecipazione e valorizzazione dei giovani all’interno delle organizzazioni del Terzo settore, coinvolgendo ambiti molto diversi: culturale, ambientale, sociale, sociosanitario, tutela dei diritti, protezione civile e volontariato internazionale. Cesvot Le organizzazioni devono offrire ruoli di responsabilità reale, non ruoli decorativi o puramente esecutivi.
  1. Comunicare in modo radicalmente diverso. I giovani che hanno votato No sono stati raggiunti da narrazioni potenti, esteticamente efficaci, diffuse sui social da loro coetanei. Il volontariato deve imparare da questo. Le narrazioni cui i giovani sono stati esposti attraverso i social non sono state espressione di saggi o di nobili anziani, bensì di ragazzi e ragazze esteticamente impattanti, adeguati al gusto e al senso di una generazione. Il Sussidiario Il Terzo settore deve smettere di comunicare solo per i propri iscritti e iniziare a parlare con il linguaggio e attraverso i canali delle nuove generazioni.

  

 

La sfida più profonda: cambiare per non restare soli

Il rischio più grande non è che i giovani rifiutino il volontariato ma che il volontariato organizzato non riesca ad aprire le porte in tempo, restando una realtà per over 50 mentre una generazione intera costruisce le proprie forme di impegno civico al di fuori delle organizzazioni strutturate.

Il volontariato aumenta l’inclusione sociale: il 71% dei volontari si sente incluso nella società italiana, contro il 60% della media generale. Forum Terzo Settore Questo dato è una promessa da mantenere. Proprio ai giovani che, come al referendum, cercano un posto dove sentirsi parte di qualcosa che conta.

La Generazione Z ha dimostrato di saper riempire le piazze e i seggi quando il gioco vale la candela. Il Terzo settore deve convincerli che anche il volontariato – ogni giorno, in silenzio, senza telecamere – è un gioco che vale la candela. Anzi, il più importante di tutti.

 

 

Alberto Speciale
Consigliere CSV Centro Servizio per il Volontariato di Verona

 

 

 

Articolo elaborato su fonti: vita.it, Sky TG24, Il Fatto Quotidiano, Famiglia Cristiana, Skuola.net, Forum Terzo Settore, Il Sussidiario, Cesvot, Nordestnews, Secondo Welfare, Dipartimento politiche sociali, Moby Dick ETS, Skuola, Osservatorio Volontariato AICCON-CSVnet 2025, Rapporto SCU 2025.