RENDICONTAZIONE E BILANCIO ECONOMICO

Che cosa è la rendicontazione per gli enti non profit?

Rendicontare significa rendere conto, pubblicamente, delle proprie attività economiche e sociali, attraverso dati e indicatori comparabili nel tempo. La declinazione più immediata del termine “rendicontazione” è sicuramente quella legata a tutti gli aspetti di amministrazione e bilancio di un ente non profit, anche se non è meno importante l’aspetto sociale della rendicontazione ovvero il racconto di tutte le attività e dei progetti che si realizzano con l’azione associativa. In generale nell’ordinamento, la rendicontazione si lega a benefici di tipo fiscale, civilistico, e traccia il profilo della trasparenza di un ente non profit.


Perché fare il rendiconto finanziario? Esistono rendicontazioni obbligatorie? Quali sono? Chi redige il rendiconto?

Alcuni documenti di rendicontazione sono obbligatori per tutti gli enti, tra questi il principale è l’obbligo di redigere un bilancio che fornisca un prospetto veritiero delle entrate e delle uscite dell’amministrazione dell’associazione. Altre rendicontazioni sono obbligatorie in relazione a un determinato tipo di entrata: è il caso del rendiconto per tutti gli enti senza scopo di lucro che organizzano degli eventi di raccolta fondi pubblica, da farsi per il singolo evento, inserire nei documenti di bilancio e tenere agli atti, oppure il caso del rendiconto obbligatorio per gli enti che ricevono il 5X1000. Risulta complesso compilare un elenco esaustivo di tutti i rendiconti obbligatori in quanto spesso introdotti da norme speciali o previsioni specifiche in relazione appunto a una determinata attività.


Sono previsti obblighi di comunicazione o pubblicazione dei rendiconti?

Proprio perché la rendicontazione degli enti non profit è finalizzata alla trasparenza, spesso a fianco a obblighi di rendicontazione sono previsti anche degli specifici obblighi di pubblicazione dei rendiconti e di trasparenza, di volta in volta disciplinati dalla singola norma che dispone il rendiconto. Ad esempio la pubblicazione sul sito e l’invio al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del rendiconto del contributo del 5X1000 solo per enti che ricevono più di 20.000 Euro. Un altro esempio è l’obbligo per tutte le associazioni di pubblicare nel proprio sito, entro il 30 giugno di ogni anno, i contributi pubblici ricevuti se superiori a 10.000 Euro (L.124/17) oppure l’obbligo per gli enti del Terzo settore (ETS) con entrate superiori a 220.00 Euro di comunicare telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro il 16 marzo di ogni anno, le erogazioni liberali ricevute (DM 3 febbraio 2021).


Ci sono rendiconti o obblighi di pubblicazione specifici per gli ETS iscritti al RUNTS? Come funziona la rendicontazione?

Il Codice del Terzo settore D.lgs 117/17 contiene degli obblighi specifici di rendicontazione e di pubblicazione per gli ETS, spesso in relazione alle “dimensioni” dell’ente:
- il bilancio di esercizio che illustra voci di bilancio, andamento economico e finanziario dell’ente e perseguimento delle sue finalità statutarie (art. 13 D.lgs 117/17) da pubblicarsi ogni anno entro il 30 giugno nel Registro Unico del Terzo Settore (RUNTS);
- il bilancio sociale per ETS con entrate superiori a un milione di Euro, redatto secondo le linee guida del DM 4 luglio 2019 (art.14 D.lgs 117/17) da pubblicarsi ogni anno entro il 30 giugno nel RUNTS;
- i rendiconti delle raccolte fondi realizzate in conformità alle linee guida ministeriali sulle raccolte fondi, da pubblicarsi ogni anno entro il 30 giugno nel RUNTS (artt. 8 e 87 D.lgs 117/17);
- la pubblicazione annuale e aggiornata per ETS con entrate superiori a 100.000 Euro, di emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti a soggetti con cariche sociali, dirigenti o associati (art. 14 D.lgs 117/17).


Esiste un modello di bilancio economico obbligatorio per gli ETS? Come si fa la rendicontazione?

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con decreto del 5 marzo 2020 ha pubblicato, come allegati, i modelli che gli ETS devono obbligatoriamente utilizzare per la redazione del bilancio. Diversi modelli perché, come già disposto dall’art. 13 D.lgs 117/17, viene marcata una differenza tra gli ETS con entrate non inferiori a 220.000 Euro, che applicando il principio di competenza, devono utilizzare il modello di bilancio composto di:
- stato patrimoniale (mod. A)
- conto economico (mod. B)
- relazione di missione (mod. C)
e gli ETS con entrate inferiori a 220.000 Euro che possono utilizzare un semplice modello “per cassa” (mod. D).


Come è composto il modello di bilancio ETS?

I modelli di bilancio ETS sono schemi fissi, non modificabili nelle voci di indicazione principali, pur potendosi raggruppare le voci minori quando siano irrilevanti, o aggiungere voci secondarie quando questo serva ai fini di chiarezza e trasparenza. Il decreto 5 marzo 2020 contiene anche un glossario per rendere più chiara l’individuazione delle voci di bilancio. I modelli di bilancio ETS per quanto riguarda la parte di rendiconto sono strutturati in cinque sezioni, a seconda dell’attività cui sono collegate:
A) Attività di Interesse Generale - Voci di bilancio legate alle attività di interesse generale che sono quelle statutarie o istituzionali e che caratterizzano l’ETS.
B) Attività diverse - Voci di bilancio collegate alle eventuali attività diverse dalle attività di interesse generale svolte dall’ETS.
C) Attività di raccolta fondi - Voci di bilancio collegate alle eventuali raccolte pubbliche di fondi.
D) Attività finanziarie e patrimoniali - Voci di bilancio collegate alla gestione finanziaria o immobiliare.
E) Attività di supporto generale - Voci di bilancio che riguardano la gestione in generale dell’associazione e che non sono riconducibili a una sola delle precedenti sezioni ma coprono diverse aree (residuale).
In questi nuovi modelli diventa essenziale non più chiedersi «dove inserire questa voce?» ma «a che tipo di attività si riferisce?» a prescindere dalla modalità con cui si ha l’entrata o uscita di bilancio.
Una rilevante innovazione è l’inserimento, in calce agli schemi di bilancio, di tabelle relative a costi e proventi figurativi, che stanno a indicare elementi che non rilevano ai fini della tenuta della contabilità, ma sono da considerarsi elementi di gestione associativa. Un esempio di costi figurativi è la “valorizzazione” delle ore di volontariato effettivamente prestate, facendo riferimento alla retribuzione oraria lorda per la stessa attività svolta con personale retribuito.


L’utilizzo di questi modelli è obbligatorio dal 2021, se vuoi essere accompagnato nel loro utilizzo con una formazione, verifica nel calendario eventi se è già disponibile la data del prossimo corso che il CSV tiene su questo tema.




Qui trovi:
Decreto 5 marzo 2020 con bilanci allegati
Modello di bilancio rendiconto per cassa in Excel editabile, mod. D (gratis)

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