Come si è evoluto il linguaggio, quali sono le parole che non vogliamo più sentire quando trattiamo la disabilità?
C’è una bella iniziativa in corso da parte di una impresa sociale di Lecco, Casa dei Ragazzi IAMA che, proprio operando con persone con disabilità, vuole chiedere direttamente a loro, alle loro famiglie, ma anche al mondo dell’assistenza, dell’associazionismo organizzato, della scuola e delle istituzioni, quali sono le parole che non vorresti più sentire utilizzare quando si parla di disabilità.
Ci è piaciuto che questa domanda fosse fatta anche direttamente a loro, che nell’indagine fosse coinvolto un ateneo, che avesse un media partner come Vita. Per questo motivo, vi invitiamo a partecipare a questo questionario cui tutti possono rispondere in forma anonima seguendo questo link entro il 15 ottobre.
Abbiamo deciso di segnalare questa iniziativa perché condividiamo il pensiero che sta alla base di questo invito: «Le parole non si limitano a descrivere la realtà, ma contribuiscono anche a definirla e, in qualche modo, a costruire l’identità delle persone di cui parliamo. Per questo abbiamo scelto di fermarci a riflettere sul valore e sulla responsabilità del linguaggio che utilizziamo ogni giorno: quali parole scegliamo quando parliamo delle persone che accompagniamo e di cui ci prendiamo cura? Quanto il nostro modo di raccontarle restituisce davvero chi sono, la loro storia, i loro desideri e le loro capacità?»
Gli esiti verranno presentati durante il convegno Curare le parole. Linguaggi, relazioni e identità oltre la disabilità, che si terrà venerdì 23 ottobre.
Il convegno
L’evento avrà inizio alle 15.30 a Olgiate Molgora (Lecco), nella Sala Polivalente dell’Oratorio di San Zeno, in Piazza Zenone 14, e sarà moderato da Elena Zanfroni, professoressa ordinaria di Didattica e Pedagogia speciale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che già nel 2023 ha partecipato al primo Convegno di Casa dei Ragazzi IAMA.
La sua presenza garantisce la continuità del percorso di approfondimento che l’ente sta seguendo, nonché un’analisi accademica delle risposte al questionario che perverranno entro il 15 ottobre.
Il primo intervento sarà di Sara De Carli, caporedattrice del magazine VITA che ha curato il numero “Disabilità, l’inclusione non basta”. Ci guiderà nel mondo del linguaggio legato alla disabilità, un tema che negli ultimi mesi sta vivendo un momento particolarmente vivace, tra dibattiti, polemiche e una crescente attenzione mediatica. Insieme a lei analizzeremo il contesto linguistico e sociale in cui ci muoviamo e rifletteremo sul valore e sul peso che le parole hanno oggi.
A seguire interverranno Irene Redondi e Mara Colnago, rispettivamente logopedista e psicologa, che hanno somministrato il questionario alle persone di cui si prendono cura quotidianamente nelle residenze per persone con disabilità, raccogliendo dati e testimonianze particolarmente significativi. Gli esiti sono molto interessanti e offrono importanti spunti di riflessione sul modo in cui ci rapportiamo alle persone con disabilità e sull’approccio che, forse, oggi siamo chiamati a ripensare e trasformare. Illustreranno inoltre gli strumenti e le modalità di comunicazione adottati, individuati e personalizzati in base alle esigenze, alle caratteristiche e alle competenze di ciascun ospite.
Per la parte dedicata ai servizi diurni, ascolteremo le educatrici del CSE che coinvolgeranno il pubblico in sala con un “intermezzo teatrale” messo in scena con gli stessi utenti del Centro Socio Educativo di Casa dei Ragazzi, proprio sul tema dell’incomunicabilità, dal titolo Dalla decodifica del non senso alla sintonizzazione.
Conclude la riflessione Silvia Maggiolini, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore cui è stato affidato un tema importante per Casa dei Ragazzi e soprattutto per le famiglie delle persone con disabilità: Parole in circolo. Inclusione e inclusività tra evoluzioni semantiche e pratiche educative. Negli ultimi tre anni, l’ente ha registrato un significativo aumento del numero di ospiti, con il rischio che, nella crescente complessità organizzativa, le singole relazioni finiscano per raccontare sempre meno la persona, la sua storia e il suo vissuto.
Con lo scopo di alimentare un processo virtuoso di riflessione, si aprono alcuni quesiti: quanto il linguaggio sociosanitario previsto dagli strumenti di valutazione riesce davvero a restituire la complessità della persona e a rappresentarne in modo adeguato i bisogni?
La partecipazione al Convegno è gratuita e si richiede l’iscrizione al seguente link: https://tinyurl.com/ConvegnoCurareLeParole.
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